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Dati di fatto
Verona Sud è la zona veronese che risulta maggiormente priva di standard urbanistici, che obbligano chiunque voglia costruire degli edifici a destinare degli spazi a parcheggi e a “verde” pubblico, in misura pari a 15,3 mq circa per abitante.
Questa situazione è principalmente dovuta ad un fenomeno che prende il nome di “monetizzazione”: un meccanismo “sciagurato”, in vigore fino a poco tempo fa, che consentiva a chi costruiva in una determinata zona la possibilità di poter spostare questi standard urbanistici in un’altra zona della città. Grazie a questo meccanismo, Borgo Roma è stata letteralmente privata dei suoi mq di verde e parcheggi previsti dagli standard, mq che sono stati applicati in altre parte della città, come ad esempio a Bosco Buri, o alla Spianà, ecc..
La soluzione a questo tipo di problema è stata raggiunta non molto tempo fa con l’introduzione del vincolo di territorialità degli standard urbanistici e la conseguente invalidazione di ulteriori pratiche di monetizzazione.
Inoltre, secondo il piano regolatore, l’attuale Z.A.I. è racchiusa nella categoria Z18, ovvero “zona produttiva”. In questa categoria vi possono essere costruite, teoricamente, un determinato numero di aziende, uffici, ed eventuali spacci commerciali legati alle aziende. In pratica però, complici anche i condoni edilizi, in Z.A.I. si trova un numero di costruzioni ben superiore a quelle previste dal piano regolatore, tra cui oltre 100 produzioni commerciali, numerosi uffici e addirittura due alberghi.
In questo contesto, il Comune di Verona si è trovato di fronte ad una scelta: lasciare crescere la zona in maniera ingovernata, oppure pianificare lo sviluppo di questa parte della città. Dalla logica scelta di pianificazione, nasce il tanto chiacchierato progetto denominato “Variante 282”.
Tale progetto prevede essenzialmente questi punti: il “ribaltamento” del casello autostradale di Verona Sud, il collegamento alla Bretella, e delle trasformazioni “alternative” del territorio. In questo progetto rientra appunto la costruzione del Polo Finanziario, per il quale appunto gli standard urbanistici sono stati raddoppiati o addirittura triplicati, per alcune zone.
Il “Comitato Borgo Roma” ha fatto una richiesta al Comune di Verona. Secondo il Comitato infatti, per risarcire la privazione di standard urbanistici degli ultimi anni, il Comune dovrebbe evitare di costruire il Polo Finanziario e destinare tutta l’area ad un parco pubblico, in maniera da riequilibrare l’attuale mancanza di standard. Da un punto di vista logico la richiesta del “Comitato Borgo Roma” è ineccepibile. Tuttavia, il problema sorge nel momento in cui si va a valutare la presenza di risorse economiche da destinare all’acquisizione dell’area, alla trasformazione in verde pubblico e soprattutto alla manutenzione di tale verde. Vi è, inoltre, un ulteriore problema legato all’appettibilità economica dell’edificato limitrofo nel momento in cui vi sarà di fronte un parco pubblico enorme.
In secondo luogo, è da ricordare come il progetto “Variante”, progettato dall’ architetto Gabrieli, si basa sulla creazione di un trasporto pubblico efficiente. Non mancano nemmeno qui delle perplessità, su tre punti in particolare:
- la costruzione di un centro commerciale nell’area delle ex cartiere,
- la “messa in trincea” dell’area del casello di Verona Nord,
- la costruzione di un “isola ideale” (il parco pubblico al posto del Polo Finanziario) nel bel mezzo di un zona, Verona Sud, che di ideale, dal punto di vista degli standard urbanistici, ha proprio poco.
Una soluzione possibile potrebbe essere fare in modo che chi costruisce sia obbligato a garantire degli standard anche all’esterno: il Comune infatti sta valutando la possibilità di mettere in conto ai costruttori anche la manutenzione del verde pubblico, che si aggira intorno ai 2 euro per mq.
Per quanto riguarda la mobilità, ci auguriamo che non abbia mai luogo il progetto “devastante” della Serenissima di unificare l’autostrada con le tangenziali complanari, aumentando così le corsie autostradali da sei a dieci. Questo progetto, se approvato, rischia seriamente di compromettere la situazione veronese sotto due punti di vista fondamentali: il traffico, che collasserebbe, e l’inquinamento, che aumenterebbe in maniera esponenziale.
Siamo inoltre speranzosi che venga attuato il progetto di creazione di un nuovo scalo merci in una posizione più strategica. Qui però vi è un ulteriore problema dovuto al meccanismo di trasporto delle merci. Pensate che i prodotti ortofrutticoli provenienti dal Sud America e destinati al nostro mercato non atterranno all’aeroporto Catullo di Villafranca, ma atterrano invece ad Amsterdam o in Germania, per poi venire trasportati su gomma nella nostra città. Pazzesco, non trovate?
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