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Storia dell'Inceneritore

Le nostre cause in corso > Inceneritore di Verona - Ca' del Bue

DOCUMENTO SULL'INCENERITORE DI CA' DEL BUE (da scaricare - leggere - stampare - diffondere)


BREVE STORIA DELL'INCENERITORE - TERMOVALORIZZATORE di Cà Del Bue (VR)

L’inceneritore o termovalorizzatore di Ca' del Bue sorge presso Verona nelle campagne ai piedi del quartiere di San Michel Extra, in località Ca’ del Bue.
L’inceneritore si trova sulla sponda del fiume Adige,
a 3 km di distanza da Verona, 3 km da San Martino e 2 km da San Giovanni Lupatoto. La sua costruzione fu decisa nel 1982 e fu portata a compimento solo alla fine degli anni novanta.
Nel 1992, (dopo un
ricorso del comune di San Giovanni Lupatoto) una sentenza del Consiglio di Stato bocciò l'approvazione regionale all'impianto e i lavori vennero sospesi. Riprenderanno nel 1995. Quando, nell'autunno 1999, l'impianto venne messo in funzione emerse il primo problema: i macchinari per la selezione del rifiuto non erano adeguati e prendevano fuoco. Nel maggio 2000 l’Agsm (AGSM è una società per azioni la cui proprietà è attualmente del Comune di Verona nel 100 per cento delle quote. AGSM è socio Confindustria)., con presidente Nicola Fiorini, decise di svalutare l'impianto; il valore scese da 246 a 182 miliardi di lire.
L'Ansaldo venne incaricata di sistemare l'impianto ma continuarono i problemi ai
forni. La resa si dimostrava troppo scadente e, dopo il collaudo del 2004, l'inceneritore venne spento.

Va inoltre segnalato che,
sin dall’inizio, l’impianto fu al centro di forti contestazioni. Si temeva, allora come oggi, per il danno all’ambiente, alla salute, all’economia. La struttura si trova troppo vicino al fiume Adige, in una zona ricca di falde acquifere, nei pressi della città di Verona, di campi coltivati, e a popolosi paesi. Tutta la zona prealpina veronese è densamente popolata. Come è noto l’inceneritore di Ca’ del Bue fu al centro di un vasto giro di accordi corruttivi. Al tempo, nel 1993, si parlò di tangenti per un affare di 105 miliardi di vecchie lire.
(
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/03/10/tangentopoli-in-redazione.html).
Molti politici veronesi, compreso il sindaco, e tecnici AGSM furono indagati. Alcuni di loro vennero condannati e patteggiarono cause per alcuni miliardi di lire. L’inceneritore di Ca del Bue si guadagnò la fama di “madre della tangentopoli veronese”…
L’inceneritore era nato male: in una zona densamente abitata, a due passi da Verona e
altri comuni; vent’anni per costruirlo; continui interventi di manutenzione; vicende di corruzione; i costi che pesano sulla collettività. Inoltre, oggi l’inceneritore é superato da tecnologie di smaltimento che non inceneriscono i rifiuti e costano meno. (vedi per esempio l’impianto di VEDELAGO, presso Treviso, in basso).
Sino ad oggi, per fortuna, l’inceneritore di Verona non ha mai veramente funzionato. Mai a pieno regime, per lo meno. Chi é passato da quelle parti, ha raramente visto camion di rifiuti, o fumi, o personale in uscita o in entrata. Ora, é bene che le cose restino così. La ragione fondamentale è che linceneneritore o termovalorizzatore inquina e inquina sul serio. Tra le sostanze che esso sprigiona vi sono diossina e polveri sottili che, come tutti sanno, penetrano nel sangue e non vengono smaltite.
Entrano nella catena alimentare e si accumulano. Nell’uomo,
diossina e polveri sottili danneggiano il sistema cardiovalscolare e aumentano il rischio di tumori (sarcomi).
Lo hanno affermato cardiologi da tutto il mondo riunitisi, contragica ironia, proprio a Verona !?!?!?. nonché Federazione Regionale Emilia Romagna degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Anche il centro Association pour la Recherche Thérapeutique Anti-Cancéreuse, l’associazione per una ricerca terapeutica anti-tumorale afferma. "Lo Statement of Evidence Particulate emissions and Health. Proposed Ringaskiddy waste-to energy facility".

Contaminano l’erba, gli ortaggi, gli animali, la carne, le uova, il latte... i danni per il territorio, anche economico, sono incalcolabili e durano decenni. (Vedi la Storia dell’inceneritore di Gilly sur Isere o la storia del latte di Brescia contaminato).


LA GRANDE RIAPERTURA

A fronte di tutto ciò, la Regione Veneto, il Comune di Verona, l’azieda municipale che si occupa di acqua luce e gas (AGSM) hanno deciso di ri-attivare il termovalorizzatore portandolo, finalmente, a pieno regime.

II. TERMOVALORIZZATORE O INCENERITORE ?

Attentione all’uso delle parole! Può servire ad ingannare. La parola “termovalorizzatore” è nata [...] per indicare nuovi impianti di smaltimento dei rifiuti che si fondano su criteri e utilizzano tecnologie in parte diverse rispetto a quelle dei tradizionali inceneritori, ma che non eliminano il processo della combustione dei rifiuti, con tutte le conseguenze che questo comporta sul piano dell'impatto ambientale.
Il termovalorizzatore di Ca del bue é in realtà un impianto di incenerimento in cui i rifiuti vengono smaltiti mediante un processo di combustione ad alta temperatura che produce ceneri, polveri e gas come quelli preesistenti, con la differenza che il calore prodotto viene recuperato e utilizzato per produrre vapore e quindi energia elettrica.


III. L’INCENERITORE FACENTE FUNZIONI DI TERMOVALORIZZATORE DEVE BRUCIARE TANTO PER PRODURRE ENERGIA/$$$.


Attivare il termovalorizzatore di Ca del Bue significa bruciare rifiuti e, in tal modo, produrre energia. Come si afferma nel bando di gara ( http://www.agsmproduzione.it/struttura/home/contenthome/servizi/pag/bando.pdf) il Comune e l’ente pubblico AGSM intendono affidare “la progettazione, la costruzione e la gestione di una nuova sezione di incenerimento con tecnologia a griglia, con recupero di calore per produzione di energia elettrica, completa in ogni sua parte e dunque in grado di funzionare autonomamente.”
Ciò significa che
il Comune dà in concessione un inceneritore di rifiuti ad un’azienda privata. L’azienda privata vincitrice dell’appalto avrà il diritto di sfruttare al massimo l’inceneritore facente funzioni di termovalorrizatore. Brucerà rifiuti e, cosi’ facendo, produrrà energia. L’energia potrà essere venduta.

IV. QUANTI RIFIUTI?

Secondo quanto scritto nel bando, “la potenzialità di incenerimento é di 190.000 (centonovantamila) tonnellate all’anno.” Come minimo, quindi, 190.000 tonnellate di rifiuti arriveranno ogni anno via camion a Ca’ del Bue, e quivi saranno incenerite.
Si tratta di circa 15.900 tonnellate ogni mese, che fanno
circa 500 tonnellate di rifiuti al giorno che vengono e non vanno, bruciano qui da noi. L’inceneritore deve bruciare tanto per l’evidente ragione che se non brucia, non produce energia. Bruciare poco o meno non vale l’investimento, da un punto di vista economico.

V. PER QUANTO TEMPO?

C’é scritto nel bando di gara. “La durata della concessione è stabilita in 25 (venticinque) anni”. Per venticinque anni l’azienda vincitrice, a buon diritto, importerà tonnellate di rifiuti a Verona per bruciarli nelle basse di San Michele.


VI. DA DOVE VENGONO TUTTI QUESTI RIFIUTI?

L’inceneritore “sarebbe” comunale. Dovrebbe quindi servire i bisogni del comune, bruciare solo i rifiuti del comune di verona, o poco piu’. E invece no, grazie ad un accordo tra Comune, Provincia e Regione, adesso l’inceneritore di Ca’ del Bue diventerà un inceneritore di bacino. Vale a dire, brucerà rifiuti prodotti da altri. Non solo i rifiuti di Verona quindi. Altri 94 comuni della provincia “dovranno” portare i loro rifiuti urbani a Ca’ del Bue. Ma non basta! Il Comune di Verona (Lettera del sindaco Tosi a Verona Reattiva, del 15 Gennaio 2009, n. 10469/09) ha annunciato, già nel mese di gennaio 2009, che l’inceneritore brucierà e quindi farà respirare ai veronesi anche i rifiuti di Vicenza. In ossequio al principio “padroni a casa nostra”, ci accolliamo i rifiuti degli altri, a partire dai “cugini” vicentini. Un colpo inferto al nostro conclamato orgoglio di Veronesi, in attesa che altri comuni del NORD e del SUD Italia, vengano a rinvogorire la fiamma tossica di Ca del Bue. Pare ormai certo il contributo in rifiuti della città di Rovigo.


1. I RIFIUTI DEVONO ARRIVARE A VERONA

Il bando di gara garantisce all’azienda vincitrice il diritto di bruciare 190.000 tonnellate di rifiuti per 25 anni. Questo siginifica che per almeno venticinque anni Verona e altri comuni saranno obbligati a fornire rifiuti. Senza rifiuti non si fa niente. Bisogna bruciare per produrre energia. Altrimenti, si chiude. La conseguenza di questa decisione é paradossale: in barba alle elementari norme ambientali che invitano a ridurre i rifiuti, a Verona i rifiuti dovranno aumentare.


2. E LA RACCOLTA DIFFERENZIATA?

Da un punto di vista ambientale e della salute pubblica, differenziare i rifiuti é la prima tappa di un ciclo inteso a riutillizare i materiali che buttaimo via, di certo non inteso a bruciarli! (Vedi Vedelago)
Peccato!, perché il Veneto e Verona sono tra le regioni e le città più virtuose nel differenziare i rifiuti.
Con il nuovo inceneritore, faremo la differenziazione per ottenere un combustione più efficace, ma sempre tossica. Faremo guadagnare l’azienda che brucia e quelle che raccolgono i rifiuti necessari per alimentare l’inceneritore.

3. IMPORTEREMO RIFIUTI

Ma ammettiamo pure che si decida di fare a Verona ciò che si fa a Vadelago (TV, vedi sopra): “Smettiamola con il bruciare rifiuti. Adesso i nostri rifiuti li differenziamo (come stiamo già facendo) per poi riciclarli e riutilizzarli.”
I nostri rifiuti. Questo non impedirà all’inceneritore di IMPORTARE rifuti da altre parti d’Italia. Servono rifiuti, altrimenti come si produce energia? Verona potrà sempre importare da città che non differenziano, non riciclano, non riutilizzano o che si trovano in “emergenza rifiuti.”
Il bando del Comune vende il diritto a importare rifiuti qui, a Verona, per bruciarli. Per 25 anni. Allora tanto varrà bruciare quanto più rifiuti possibili, almeno respiriremo della diossina nostrana.
E’ esattamente quello che è accaduto della
contea o provincia di Cleveland, in Gran Bretagna. La contea di Cleveland aveva firmato un contratto di 25 anni per bruciare 180.000 tonnellete di rifuti all’anno. A Verona, il contratto é per 25 anni, per 190.000 tonnellate all’anno.
Il Vice-Presidente della provincia o contea di Cleveland ha recentemente affermato: “
I comuni della provincia sono nell’impossibilità di riciclare a causa dei contratti che li legano all’inceneritore. Le penali che i comuni devono pagare se non contribuiscono rifiuti, ci hanno portato a condurre di fatto una politica volta a massimizzare i rifiuti.
( www.foe.co.uk/resource/how_to_campaign.../htw_against_incinerators.pdf) Non si potrà fare altro che incenerire tutto! E’ quanto afferma l’organizzazione inglese Friend of the earth. Lo studio conclude affermando che incenerire dicendo che “This is completely incompatible with the environmental benefits of high levels of recycling and composting.”. Non si potrà investire in riciclo o riutilizzo o in altre tecnologie. Con il nuovo Ca’ del Bue, la città si impegna a incenerire e a respirare i suoi rifiuti per 25 anni. Alla salute!


VII. QUANTO VALE L’APPALTO?

Si afferma in II.2) Entità dell’Appalto del bando, che l’importo dell’investimento è pari a € 118.000.000,00 di euro (I.V.A. esclusa).
Si precisa che gli oneri per la sicurezza saranno “a totale carico del concessionario”. Cioé
l’industria privata dovrà, anziché dividere gli utili, spendere soldi, e tanti viste le condizioni dell’impianto, per garantire la sicurezza delle sue strutture…ma andiamo… L’investimento é poca cosa rispetto ai profitti che si possono fare. Ma chi paga?

VIII. QUANTO FA GUADAGNARE? E CHI PAGA?

Ecco cosa guadagnerà il vincitore dell’appalto in venticiqnue anni:

201.250.000 milioni di euro dalla vendita di energia elettrica prodotta;
53.762.500 milioni di euro dai contributi pubblici CIP6 in 5 anni.

Questi contributi pubblici sono estratti dalla bolletta dell’ENEL;
520.520.000 milioni di euro i comuni pagano per il “conferimento”, cioé per portare rifiuti all’impianto.
Il costo è di 112 euro a tonnellata.
Questo soldi li mettono i cittadini pagando l’imposta sui rifiuti.

Totale:
775.532.500 milioni di euro a fronte di un investimento di 108 milioni. Un bell’affare!

Come é evidente, i profitti dell’inceneritore sono sicuri, perché
pagati attraverso le tasse dei cittadini. Non più quindi solo “Veronese paga e tasi”, ma “Veronese paga, tasi e snasa.”

IX. ERA LA MEGLIO TECNOLOGIA CHE C’É...

Moderne tecnologie, innovazioni e invenzioni di ricerca avanzata, esprimenti in laboratorio altamente specializzati, il meglio del meglio della tecnologia, sono puntalmente tirate in ballo. Il Comune di Verona ha fatto sapere che i “forni a griglia” che Ca del Bue userà sono “l’opzione tecnologica consolidata,” la “tecnologia di piu’ largo impiego” nella combustione di rifiuti. Insomma, Ca’ del Bue utilizza “la meglio tecnologia che c’è! "
Il Comune si vanta che questa sia anche l’opinione dell’Unione Europea (
Lettera del sindaco di Verona a Verona Reattiva, cit.11)
Le cose stanno diversamente.
Dalla legge europea, quella italiana e anche quella regionale, si evince che
se si bruciano i rifiuti, allora la tecnologia che é meglio usare sono “i forni a griglia”. Questo non significa che i forni a griglia siano la migliore tecnologia in assoluto per smaltire i rifiuti, come si vuole far credere. Anzi!
Innanzitutto c’è una bella differenza tra smaltire rifiuti e incenerire rifiuti.
Esistono diversi modi per smaltire i rifiuti, l’incenerimento è solo uno dei modi possibili. E di certo non il migliore. La legge europea, e quindi la legge italiana e regionale che la applica, afferma infatti: “Gli stati membri non dovrebbero promuovere, laddove possibile, lo smaltimento in discarica o l’incenerimento”
(Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive. Considerando n.29. Disponibile http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:312:0003:0003:IT:PDF).
La
direttiva “quadro” sui rifiuti promuove il ciclo di smaltimento che privilegia “prevenzione, riduzione, recupero, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti(Article 9, 10 e 11 della Direttiva).
L’incenerimento é tollerato, ma a condizione che
a)
non danneggi la salute,
b) produca qualcosa in termini di energia.
Altrimenti gli inceneritori non vanno fatti. Incenerire i rifiuti é quindi un’opzione per stati o regioni che, per diversi motivi, non sono capaci di fare altro. Vuoi perché non hanno altri mezzi, perché non hanno idee, perché hanno politici che si sono messi d’accordo, perché hanno lobbies potenti etc… Si tratta di una soluzione triste ed estrema riservata ai popoli “pitochi.” Altro che opzione tecnologica consolidata!

X. LE ALTERNATIVE ESISTONO: IL CASO DI VEDELAGO

E dire che ci sono le alternative, le idee non mancano, i soldi, come abbiamo visto (vedi sopra, Chi paga?), ci sono. Una soluzione la offre un’azienda di Vedelago, a Treviso.
A Vedelago una ditta privata, previa raccolta differenziata, sta recuperando il 97% dei rifiuti secchi. L’umido è recuperato altrove. L’impianto serve 240 comuni e industrie, produce profitti, dà lavoro a tanti operai, riduce le bollette, non inquina e non brucia niente. Vedelago è imitato anche all’estero e in questi giorni ha ottenuto un eccezionale riconoscimento europeo. Ecco il link: www.centroriciclo.com.
Il grosso problema é che costa poco, vale a dire, non fa girare tanti soldi nelle tasche di pochi. Però smaltisce i rifiuti al 97 per cento, non inquina, dà lavoro. Questo ci porta a domandarci, ma Ca’ del Bue serve a smaltire i rifiuti o a far fare soldi con i rifiuti?

XI. IL TERMOVALORIZZATORE PRODUCE ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI?

Quando si bruciano rifiuti, il calore forma vapore, il quale può essere usato per produrre energia elettrica. Si produce energia elettrica (una cosa utile) da rifiuto (una cosa inutile, da butter via). Si tratta di una energia rinnovabile, perché fa risparmiare l’energia fossile (gas o petrolio) necessaria per produrre una quantità equivalente di energia elettica.
Si afferma che il termovalorizzatore quindi favorisce il risparmio energetico e fa bene al clima…
In verità, non è chiaro se sia più l’energia che si spende per bruciare i rifiuti che quella prodotta dalla combustione degli stessi.
Uno studio del Dipartimento per l’Ambiente degli Stati Uniti
(Friends of the Earth, op.cit., p.20) sostiene che si inquini meno riciclando e riutilizzando, non bruciando.
Se si bruciano rifiuti:
1. E’ necessario produrre nuovo materiale grezzo per produrre cose nuove, che sostituiscano quelle bruciate. Per produrre cose nuove serve nuova energia.
2. Bruciando la plastica, si brucia petrolio, e si aumenta il CO2.
3. C’é più energia in una bottiglia di plastica intera rispetto all’energia prodotta dalla combustione della stessa bottiglia.

XII. SERVIRÀ ANCHE UNA NUOVA DISCARICA PER LE SCORIE E SCARTI

Tra le altre cose,
en passant come si dice, lo studio di fattibilità
(
http://www.agsmproduzione.it/struttura/home/contenthome/servizi/pag/studiofattibilita.pdf , p.3 ) che accompagna il bando di gara afferma, che “come in tutti gli impianti anche per l’impianto di Ca' del Bue sarà necessario individuare una discarica di supporto per il conferimento di scorie di sottogriglia e delle ceneri del generatore di vapore”.
Pazienza, ma una discarica in più ci tocca. Dove?,
il Comune e l’AGSM tacciono.

Ma si precisa che tali rifiuti sono classificati “non pericolosi”, a norma della legge Regionale 3/2000. Tuttavia, si tace sulla quantità delle ceneri. Ebbene,
le ceneri prodotte da qualsiasi inceneritore o termovalorizzatore rappresentano il 30% dei rifiuti bruciati. Quindi su 190.000 tonnellate di rifuiti dovremo mettere sotto terra 57.000 tonnellate di ceneri di scarto all’anno.
Per non parlare del fatto che, per ammissione dello stesso Comune
( Ibid. p. 3-4), l’inceneritore produrrà anche rifiuti “classificati come pericolosi”. Ma questi, rassicura l’AGSM, verranno portati in buon ordine dove é previsto che vadano, ossia “nei siti già autorizzati presenti in altre regioni italiane”.
Quale é il rischio?
Le tonnellate di ceneri contenenti materiale tossico, per esempio ceneri di batterie bruciate, andranno sotto terra. C’é il rischio di contaminare l’acqua.
L’Unione Europea ha già lanciato l’allarme: il rischio di contaminazione delle acque sarà una delle maggiori cause di intossicazione da diossina negli anni a venire.
Quindi, se si fa l’inceneritore, l’acqua che berremo, noi o altri, conterrà piu’ diossina, piaccia o dispiaccia.

XIII. IL RISCHIO PER LA SALUTE E PER L’AMBIENTE

Il Comune ha l’obbligo di tutelare la salute dei cittadini.
Il Comune ha l’obbligo di tutelare la salute dei cittadini.
(Statuto del Comune di Verona, Articolo 2 (Principali valori ispiratori dell'azione del comune) 1. Il Comune di Verona, proclamando la dignità di ogni persona come fine primario della propria attività, concorre a garantire, nell’ambito delle proprie competenze, il diritto alla vita ed alla salute, adottando quegli accorgimenti e strumenti necessari affinché la vita di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale, venga accolta e protetta in tutti i suoi aspetti.. )
L’articolo 7, comma 1, dello Statuto del Comune di Verona afferma: ”Il comune è al servizio della persona e della famiglia [...] A tal fine […] [c]oncorre a garantire il diritto alla salute e alla sicurezza sociale, predisponendo interventi e misure idonee alla prevenzione, alla riabilitazione e alla cura, nonchè alla
salubrità dell'ambiente urbano e dei luoghi di lavoro. “ La responsabilità é del sindaco.

Cosa dice il Comune sui rischi per la salute e ambiente?
L’ente pubblico che, insieme alla giunta comunale, ha lanciato l’appalto per l’inceneritore, l’ AGSM, fa sapere per bocca del suo presidente che “le moderne tecnologie di incenerimento dei rifiuti offrono ampie garanzie per la tutela dell’ambiente e della salute”. Ma non dice quali garanzie. Il Piano Provinciale dei Rifiuti richiede alla Provincia di preparare una Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Per l’inceneritore di Ca del Bue non é stata neppure fatta.
Il Comune, da parte sua, assicura che i laboratori locali dell’ARPAV (l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e protezione Ambientale del Veneto) monitoreranno il livello di inquinamento in coordinameto con l’Istituto Superiore della Sanità, con sede a Roma. Questo avverrà, naturalmente, una volta che l’inceneritore sarà già in funzione, il contratto con l’azienda privata firmato per 25 anni, i camion di rifiuti che vanno (pieni) e vengono (vuoti).
Inoltre, il
Comune di Verona, sempre per bocca del Sindaco, garantisce come “ non si possa parlare di "incremento di rischio per la salute umana" derivante dal "trattamento dei rifiuti mediante incenerimento in impianti basati sulle migliori tecnologie disponibili." Il Comune cita a questo proposito uno studio epidemiologico su "Trattamento di rifiuti e salute” redatto nell’aprile 2008 dall’Associazione Italiana di Epidemiologia."
E’ opportuno soffermarsi sul rapporto che il Comune cita per affermare che l’inceneritore non pone rischi per la salute. Vediamo cosa dice.
Il “Trattamento di rifiuti e salute”, rapporto redatto nell’aprile 2008 dall’Associazione Italiana di Epidemiologia (disponibile ondine http://www.epidemiologia.it/?q=node/273)
Se si legge il rapporto, ci si avvede che il Comune legge e cita solo per metà. Ora, é buona norma quando si cita un documento scientifico, citare tutto, non tagliare od omettere. Sopratutto se a leggere, e a scrivere, rassicurando, i propri cittadini, é una carica pubblica (il sindaco) che ha il dovere di tutelare la salute del pubblico. Che l’ufficio del sindaco abbia letto qualcosa che era meglio non dire? A pensare male si fa peccato... Questa volta no!

Ecco cosa cita il comune per dire che l’inceneritore non provoca danni alla sulle e che va tutto bene.

“La valutazione delle poche osservazioni epidemiologiche disponibili non depone per un incremento di rischio per la salute umana del trattamento dei rifiuti mediante incenerimento in impianti basati sulle migliori
tecnologie disponibili. Tale conclusione è sostenuta principalmente dalle concentrazioni estremamente basse di sostanze tossiche nelle emissioni dei nuovi impianti.”

Da qui in poi, la citazione si interrompe.... Ma il discorso continua, va avanti. Gli esperti dell’Associazione Italiana di Epidemiologia non hanno esaurito il discorso, non hanno finito di dire quello che c’e’ da sapere. Subito dopo “…impianti.”, leggiamo:

Tuttavia, il dimensionamento effettivo dei volumi di sostanze tossiche immesse dai camini nell’ambiente è un fattore critico per giudicare della sicurezza anche dei nuovi impianti e richiede la conduzione di osservazioni accuratamente pianificate. Negli impianti di grandi dimensioni le basse concentrazioni di sostanze tossiche nelle emissioni possono essere vanificate, almeno in via teorica, dalle elevate quantità in volume delle emissioni nell’unità di tempo. Questo genere di impianti, infatti, è associato ad una riduzione del riciclo nel bacino territoriale circostante perché i grandi impianti a griglia mobile necessitano di elevati volumi di rifiuti per il loro funzionamento ottimale e di un basso potere calorifico del combustibile per il controllo ottimale delle temperature di combustione. Altre tecnologie (letto fluido, gassificazione), attivate su impianti di dimensioni minori, sono più adatte ad un ciclo dei rifiuti che preveda anche il riciclo e il riutilizzo. "
( http://www.epidemiologia.it/?q=node/273)

Quante tonnellate vuole bruciare Ca' del bue? 190.000 tonnellate ogni anno per 25 anni. Ebbene, Il Comune omette la parte dello studio compresa da “
Tuttavia...” a “...riutilizzo.La ragione è semplice: si tratta della descrizione di Ca’ del bue. O meglio della ragione per la quale non si debba fare. Perché é grande, brucia tanto, è pericoloso.
Se uno poi si prende la briga di leggere tutto il rapporto citato dal Comune di Verona per affermare che l’inceneritore non pone rischi per la salute, capirá che tutti gli inceneritori, vecchi e nuovi, sono potenzialmente pericolosi. Anche per i più moderni - e Ca' del Bue (la struttura ha circa 30 anni) non lo é né lo sarà mai - il rischio rimane.
Dipende anche da quanto si brucia. Se si brucia molto, come é previsto per Ca del Bue, si rischia di fare danni seri.
Non significa che va tutto bene, come vuole fare intendere il Comune.
Inoltre lo studio raccomanda di fare molta attenzione ai fattori ambientali. Se una zona é gia inquinata, non è il caso di incenerire rifiuti. Verona é già una delle zone piu’ inquinate d’Europa. Nel 2007 e nel 2008 la Commissione Europea ha giudicato il Comune di Verona gravemente inadempiente rispetto all normativa europea sulla qualità dell’aria.
La Commissione europea ha concesso al comune di Verona attraverso l’Italia una proroga fino al 2011 per rientrare nei limiti di legge, a condizione che il Comune stesso mettesse in atto provvedimenti finalizzati alla riduzione dell’eccessivo inquinamento esistente
. Ma l’amministrazione comunale di Verona anziché ridurre l’attuale inquinamento atmosferico lo sta aumentando a dismisura in vari modi. Buon ultimo, l’inceneritore. ENV. A.2/MA/mm/ARES/ (2009), 20114

Domanda: Perché il Comune su un discorso di 21 righe ne cita solo 6 che tornano utili. Ma utili a chi? Quali interessi, o meglio, gli interessi di chi sono tutelati dal Comune di Verona? Quelli dei veronesi e della loro salute, sono essi tutelati?

La Regione Veneto

Ecco cosa dice la stessa Regione Veneto (che oggi appoggia il progetto inceneritore Ca del Bue) nel rapporto da essa stessa commissionato “Esposizione ambientale a diossine emesse dagli inceneritori. Studio dei sarcomi nella provincia di Venezia.” (Regione del Veneto, Giunta Regionale, “Esposizione ambientale a diossine emesse dagli inceneritori. Studio dei sarcomi nella provicnia di Venezia”. www.regione.veneto.it/NR/rdonlyres/9911CDDC-0018.../0/diossina.pdf )

“L’indagine nel suo complesso suggerisce, inoltre, che lo smaltimento dei rifiuti debba seguire percorsi alternativi a quello dell’incenerimento, dal momento che si rende responsabile della emissione in atmosfera di cancerogeni in grado di agire per effetto di fenomeni di bio-accumulo, indicando altresi’ in una ridotta produzione la principlae strategia per contenere l’impatto sulla salute pubblica” (grassetto aggiunto)
“Nella popolazione esaminata [provincia di Venezia, dove ci sono inceneritori] risulta
un siginificativo eccesso di rischio di sarcoma corrleato sia alla durata che all’intensità dell’esposizione.” (grassetto
aggiunto)

La comunità scientifica

Con buona pace di Comune e AGSM, la comunità scientifica é ormai schierata contro gli inceneritori.
In INGHILTERRA: British Society for Ecological Medicine: The Health Effects of Waste Incinerators < http://www.ecomed.org.uk/content/IncineratorReport_v2.pdf>
In FRANCIA: Institut de Veille Sanitaire, Étude d’imprégnation par les dioxines des populations vivant à proximité d’usines d’incinération d’ordures ménagères < http://www.invs.sante.fr/publications/2006/etude_impregnation_dioxine/index.html>
In GIAPPONE: University School of Medicine, Osaka, Relationship between distance of schools from the nearest municipal waste incineration plant and child health in Japan < http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16331434>

Certo, é difficile dimostrare il nesso di causalitá tra incenerimento e malattia tumorale manifesta, oppure tra incenerimento e morti per tumore. Ma per quanto concerne la
PREVENZIONE delle condizioni che incidono sull’aumento delle malattie tumorali, la stragrande maggioranza degli esperti é concorde nell’affermare che gli inceneritori aumentano il rischio di tumori.

Ecco alcuni esempi. Una semplice ricerca su Internet può fornire indicazioni utili.

Parigi, Association pour la Recherche Thérapeutique Anti-Cancéreuse
Da Parigi, il Prof. Dominique Belpomme dell’ ARTAC - Association pour la Recherche Thérapeutique Anti-Cancéreuse, denuncia l'incenerimento come “un vero scandalo sanitario” Prof. Dominique Belpomme – Paris, 5 novembre 2009. http://www.ecceterra.org/docum.php?id=1824 .

Ecco alcuni passi della lettera che egli scrive ad “amici italiani”:

“L'incenerimento degli rifiuti domestici” egli afferma, “è un metodo di trattamento dei rifiuti condannato dalle autorità scientifiche internazionali. È quello che conferma indirettamente la Commissione Europea, poiché riserva l'incenerimento solo ai rifiuti ultimi, vale a dire una volta che tutte le procedure di raccolta e selezione, di riciclaggio e di riutilizzazione sono state sfruttate.” “L'inceneritore Isséane d'Issy-les-Moulineaux, situato nella prima periferia di Parigi, costituisce un vero scandalo sanitario. Deve essere preso come esempio di ciò che non si deve fare e su questo tema i nostri amici italiani non devono fare lo stesso errore, lasciandosi ingannare da una propaganda menzognera.“
Il professore parigino avverte che “l'utilizzazione di filtri e la messa a norma per le diossine non costituisce in realtà alcuna protezione efficace contro le migliaia di sostanze CMR (cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione) che emettono gli inceneritori.” In conclusione, per l’ esperto di Parigi “L'incenerimento è dunque diventato oggi una totale assurdità, sul piano sanitario, ambientale e socioeconomico e, infine, un vero scandalo.

Federazione Regionale Emilia Romagna degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri

Anche la Federazione Regionale Emilia Romagna degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri mette in guardia contro i danni alla salute degli inceneritori. L’ordine dei medici invita gli organi politici preposti a “tenere conto delle forti preoccupazioni insorte a proposito del possibile impatto negativo sulla salute delle popolazioni residenti a causa della immissione dei fumi derivanti dall’incenerimento dei rifiuti urbani.” ( “Farsi carico di invitare gli organi politici preposti a tenere conto delle forti preoccupazioni insorte a proposito del supposto eventuale impatto negativo sulla salute delle popolazioni residenti a causa della immissione dei fumi derivanti dall’incenerimento dei rifiuti urbani.” FRER ORDINI, Federazione Regionale Emilia Romagna degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Via G. Zaccherini Alvisi, 4 – 40138 Bologna Tel. 051 399745 – Fax 051 303864 – e-mail: segreteria@odmbologna.it)

Il latte di Brescia
La prova che i fumi dell’inceneritore fanno male arriva dalla vicina Brescia, sede del più grande e sofisticato termovalorizzatore d’Europa. Come ha denunciato il dott. Celestino Panizza, medico per l’ambiente di Brescia, nel 2008 “la Centrale del Latte di Brescia ha riscontrato presenza di diossine del tipo TCDD-F-PCB nel latte proveniente da sette aziende agricole ubicate nel territorio a sud di Brescia, proprio nei pressi dell’inceneritore. (Marco Niro, Gli inceneritori uccidono, disponibile online http://www.questotrentino.it/qt/?aid=11382 )
Il latte rifiutato dalla Centrale del Latte aveva tossicità equivalente ben oltre i limiti di soglia: tra i 6,5 e gli 8 picogrammi di diossine per grammo di grasso, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda per l’uomo il limite di un picogrammo per chilo di peso corporeo al giorno.
Il dottore ricorda che
le diossine sono bioaccumulabili, ovvero si accumulano all’interno di un organismo in concentrazioni crescenti man mano che si sale di livello nella catena alimentare. È questo il motivo per cui è verosimile che il latte delle mucche alimentate con foraggio raccolto nel terreno soggetto a ricaduta dell’inceneritore sia risultato contaminato da tali sostanze.

XIV. QUALI SONO LE SOSTANZE EMESSE DALL’INCENERITORE ?

Gli studiosi Jay e Stieglitz hanno stilato una lista delle sostanze chimiche emesse da inceneritori di rifiuti.
(
Jay, K. and L. Stieglitz, Identification and qualification of volatile organic components in emissions of waste incineration plants. Chemosphere, 1995. 30(7): p. 1249-1260 )

Ecco la lista:

Acetic acid, acetone, acetonitrile, aliphatic alcohol, aliphatic amide, aliphatic carbonyl, anthraquinone, benzaldehyde, benzene, benzoic acid, benzoic acid methyl ester, benzoic acid phenyl ester, benzonitrile, benzophenone, benzothiazole, benzyl alcohol, benzyl alcohol, benzylbutylphthalate, bibenzyl, bromochlorobenzene, bromochlorophenol, 2-bromo-4-chlorophenol, bromodichlorophenol, 4-bromo-2,5--dichlorophenol, butanoic acid ethyl ester, 2-butoxyethanol, butyl acetate, C10H20 HC, C10H22 HC (1), C10H22 HC (2), C11H15O2N aromatic, C12H26 HC, C12H26O alcohol, C13H28 HC, C15 acid phthalic ester, C4 alkylbenzene, C5 alkylbenzene, C6H10O2 aliphatic carbonyl, C6H12O, C8H14O cyclohexanone, derivative, C8H5BrCl3 aromatic, MW, 284, C8H5O2N, C9H18O3 aliphatic, C9H8O aromatic, caffeine, chlorobenzene, chlorobenzoic acid, 4-chlorobenzoic acid, chloroform, 2-chloro-6-methylphenol, 4-(chloromethyl)toluene, 2- chlorophenol, 4- chlorophenol, cholesterol., cyclohexane, cyclopentasiloxanedecamet, hyl, cyclotetrasiloxaneoctamethy, l, decane, decanecarboxylic acid, dibenzothiophene, dibutylphthalate, 1,2-dichlorobenzene, 1,3-dichlorobenzene, 1,4-dichlorobenzene, 2,4-dichloro-6-cresol, dichloromethane, 2,6-dichloro-4-nitrophenol, 2,4- dichlorophenol, dichloromethylphenol, 1,3- diethylbenzene, diisooctylphthalate, 2,2'- dimethylbiphenyl, 2,3'-dimethylbiphenyl, 2,4'- dimethylbiphenyl, 3,3'- dimethylbiphenyl, 3,4'-dimethylbiphenyl, 1,2-dimethylcyclohexane, 1,2- dimethylcyclopentane, 1,3-dimethylcyclopentane, dimethyldioxane, dimethyloctane, 2,2-dimethyl- 3-pentanol, dimethylphthalate, 2,6-di-t-butyl-pbenzoquinone, 2,4-di-tbutylphenol, docosane, dodecane, dodecanecarboxylic acid, eicosane, ethanol-1-(2- butoxyethoxy), ethyl acetate, 4- ethylacetophenone, ethyl benzaldehyde, ethylbenzene, ethylbenzoic acid, 2-ethylbiphenyl, ethylcyclohexane, ethylcyclopentane, ethyldimethylbenzene, ethylhexanoic acid, 1-ethyl-2-methylbenzene, 1-ethyl-4-methylbenzene, ethylmethylcyclohexane, 2-ethylnaphthalene-1,2,3,4-, tetrahydro, 1-ethyl-3,5-xylene, 2-ethyl-1,4-xylene, fluorene, fluorenone, fluoroanthene, formic acid, 2-furanecarboxaldehyde, heneicosane, heptadecane, heptadecanecarboxylic acid, heptane, 20, heptanecarboxylic acid, 2-heptanone, hexachlorobenzene, hexachlorobiphenyl, hexadecane, hexadecane amide, hexadecanoic acid, hexadecanoic acid, hexadecyl ester, 9-hexadecene carboxylic, acid, hexanecarboxylic acid, 2-hexanone, hydroxybenzonitrile, hydroxychloroacetophenone, 2-hydroxy-3,5-, dichlorobenzaldehyde, hydroxymethoxybenzaldehy, de, 2-(hydroxymethyl) benzoic, acid, iodomethane, 1(3H)-isobenzofuranone-5-, methyl, isopropylbenzene, methyl
acetophenone, 2-methylbenzaldehyde, 4-methylbenzaldehyde, methylbenzoic acid, 4- methylbenzyl alcohol, 2-methylbiphenyl, methylcyclohexane, methyldecane, 3-methyleneheptane, 5-methyl-2-furane, carboxaldehyde, methylhexadecanoic acid, 2-methylhexane, 3-methylhexane, methyl hexanol, 2-methylisopropylbenzene, 2-methyloctane, 2-methylpentane, methylphenanthrene, nonedecane, 4-methylphenol, 1-methyl-2-, phenylmethylbenzene, 2-methyl-2-propanol, 1-methyl-1- ,propenyl)benzene, 2-methylpropyl acetate, 1-methyl-2-propylbenzene, 1-methyl-3-propylbenzene, methylpropylcyclohexane, 12-, methyltetradecanecarboxyli, c acid, naphthalene, Nbearing aromatic, MW, 405, nitrogen compd, MW 269, 2-nitrostyrene, nonane, octadecadienal, octadecadienecarboxylic, acid, octadecane, octadecanecarboxylic acid, octane, octanoic acid, paraldehyde, pentachlorobenzene, pentachlorobiphenyl, pentachlorobiphenyl, pentachlorophenol, pentadecacarboxylic acid, pentane, pentanecarboxylic acid, phenanthrene, phenol, phthalic ester, phthalic ester, propylbenzene, propylcyclohexane, pyrene, Si organic compd, sulphonic acid m.w. 192, sulphonic acid m.w. 224, 2-t-butyl-4-methoxyphenol, tetrachlorobenzene, 1,2,3,5-tetrachlorobenzene, tetrachlorobenzofuran, tetrachloroethylene, 2,3,4,6-tetrachlorophenol, tetradecanecarboxylic acid, tetradecanoic acid isopropyl, ester, toluene, 1,2,3-trichlorobenzene, 1,2,4-trichlorobenzene, 1,2,4- trimethylbenzene, 1,2,5-trichlorobenzene, trichloroethene, trichlorofluoromethane, 3,4,6-trichloro-1-methylphenol, 2,3,4-trichlorophenol, 2,3,5-trichlorophenol, 2,4,6-trichlorophenol, 3,4,5- trichlorophenol, tridecanoic acid, 1,3,5-trimethylbenzene, trimethylcyclohexane, undecane, xylene.

DOMANDA: l’AGSM afferma che “le moderne tecnologie di incenerimento dei rifiuti offrono ampie garanzie per la tutela dell’ambiente e della salute”.
QUALI “ampie garanzie”? Sulla base di quali ricerche l’ente pubblico AGSM può affermarlo con sicureza? Dove sono i documenti scientifici, le prove? Domanda: perché la Regione vuole un progetto che sa essere dannoso per la salute umana?

XV. UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA

Come si fa a sapere se i rifiuti che Ca del Bue brucerà saranno dannosi per la salute e l’ambiente? Se non bastano i rapporti di scienziati e dottori, allora ci pare che restino due opzioni. La prima é mettere in modo l’inceneritore. Lasciare che bruci 190.000 tonnellate di rifiuti all’anno per 25 anni. Poi, tra 25 anni, si va a vedere se le malattie del sangue e i tumori sono aumentati, se si riscontrano livelli insolitamente alti di diossina nel terreno, nell’acqua, nel latte, nelle uova, nella verdura etc…
La seconda opzione é
vedere cosa é successo dove l’inceneritore c’é già o c’é stato, e valutare se vi sia qualche lezione da imparare. Per evidenti limiti di tempo, percorreremo la seconda strada.

La TRAGEDIA VISSUTA DELL’ALTA SAVOIA

Riportamo un articolo pubblicato dal mensile “L’aria di domani” del Maggio-Giugno 2005 e disponibile online.
( web.ticino.com/mountain/ARIA-DI-DOMANI/2005/2005-05/2005-05-export.pdf)
Questa storia ha luogo a Gilly sur Isère, alle porte della cittadina di Albertville, sessanta chilometri a sud di Ginevra. La storia di un paese che improvvisamente ha perso la sua terra, il suo bestiame, le sue 365 aziende agricole, la salute della sua gente. Tutto per colpa dell’avidità di un manipolo di funzionari e politici corrotti.
Per diciassette anni un forno inceneritore di rifiuti ha funzionato fuori da ogni regola diffondendo sul paese una quantità di diossina 700 volte superiore alla norma. La gente di Gilly sur Isère, quella di Grignon lì vicino, notava di notte uno spesso fumo nero che usciva dalla ciminiera dell’impianto fra i bagliori arancioni della città di Albertville.

Un’ intera regione contaminata
Sempre così, dal 1984. Fumo nero, untuoso e anomalo che al mattino si deposita sui davanzali e sui tavoli da giardino. Troppo fumo per un impianto dimensionato a smaltire 27 mila tonnnellate annue di rifiuti domestici (quattro volte più piccolo di quello di Giubiasco).
Forse ci sarebbe ancora, quel fumo maledetto, se non fosse per l’acume di un
consigliere municipale di Grignon. Cinque anni fa si scopre malato di leucemia.
Malato e vedovo. Un cancro da poco gli ha portato via la sposa. Passo dopo passo realizza i contorni di un disastro. Qualcosa nel paese non va. Quattro altri consiglieri suoi colleghi gli confidano di essere malati. Le scoperte si fanno incalzanti. La casa dove abita è su una strada direttamente esposta alle emissioni dell’inceneritore di Gilly. Ci sono altre 80 case nella via, dentro le quali si scoprono 24 casi di cancro conclamati.

Diciassette anni di diossina
I primi risultati sono tanto disastrosi che la società responsabile e i funzionari locali della DRIRE (l’ente responsabile dell’industria e dell’ambiente) li fanno sparire. Poi arrivano nuove analisi: il forno inceneritore viene chiuso d’urgenza il 21 ottobre 2001. Il bilancio sanitario e ambientale è quello di una catastrofe senza precedenti. Diossina del ‘tipo Seveso’ dappertutto. L’inceneritore maledetto ha sparso sul suolo quantitativi di diossine 700 volte superiori alla norma europea.

Il fieno morto e il latte di Gilly
Scatta un piano d’urgenza. Le conseguenze del disastro si rivelano simili a quelle di una piccola Chernobyl. L’area più colpita è quella compresa in un raggio di dieci chilometri attorno alla città di Albertville. Zona agricola, zona turistica, alle porte delle immacolate stazioni invernali dell’Haute Savoie. Addio! Per le 365 aziende agricole della zona è la morte economica immediata.

La strage degli innocenti
Ben 7.000 capi di bestiame, fra bovini, ovini e caprini, vengono abbattuti all’istante. Solo mille animali si salvano, ma rimangono in quarantena, improduttivi, zombi a quattro zampe. La diossina si accumula nei tessuti, nei grassi e risale la catena alimentare. Ben 2.230 tonnellate di latte vengono eliminate. Con loro se ne vanno anche 30.000 chili di formaggio. Tutto questo per alcune decine di microgrammi di diossina. Nel giro di un giorno la regione di Albertville è diventata un fantasma. Il territorio è semplicemente scomparso. Sui campi rimangono 12 mila tonnellate di fieno contaminato. Un incubo perché non si sa come eliminarlo questo fieno. Bruciarlo vorrebbe dire rimettere in giro quei maledetti 35 microgrammi di diossina di cui è impregnato.

Una regione fantasma
Lo hanno lasciato lì, in attesa di una soluzione. Forse verrà bruciato in forni speciali, a Ginevra. Intanto i mucchi di fieno morto sono un vero incubo. Come ben sanno i contadini, i covoni si incendiano da soli ed è la peggior cosa che possa capitare. Un tema ricorrente nelle sedute del municipio locale. Ma il danno più catastrofico è ancora un altro. “Tenore di diossine e furani nel latte materno è il titolo di una circolare che viene regolarmente inviata alle famiglie della regione. Eccolo il diritto al futuro, ancora una volta violato, stracciato. Ma perché?

Una giovane giudice
Due anni fa, quando ha rilevato
l’inchiesta penale sulla vicenda dell’ inceneritore di Gilly, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla giovanissima figura di Giudice istruttore capo rappresentata da Hélène Lastera, 30 anni. Oggi le vittime di quella vicenda costituite come parti civili (230 persone e enti fra cui la locale associazione dei contadini) la stimano e la ammirano profondamente per il suo coraggio e la sua equidistanza. Un’inchiesta difficile, la sua, basti dire che chiama in causa direttamente i ‘massimi sistemi’, come l’ex ministro dell’ambiente Michel Barnier.

Diossine furani e corruzione
Cos’è successo a Gilly? Hélène Lastera, giustamente, non rilascia dichiarazioni alla stampa prima della conclusione dell’inchiesta. Se lo facesse verrebbe immediatamente messa in croce dai suoi nemici. Aspetteremo per conoscere i nomi degli assassini.
Intanto, però, già abbiamo riconosciuto l’arma del delitto: un cocktail esplosivo di
plastica mal bruciata nottetempo, forni spenti e riaccesi malamente, diossine, furani. La cattiva combustione è un metodo infallibile per produrre veleni. Infine un terribile catalizzatore che annienta i migliori i filtri: la corruzione.

CONCLUSIONE: QUANTO TEMPO CI RIMANE?

Il bando scade a gennaio. A gennaio verrà nominata l’azienda vincitrice. Allora,
quando verrà firmato il contratto, sarà difficile e costoso recedere. Bisogna decidere prima di firmare il contratto. I nostri politici affermano che Comune é vincolato, cioé è tenuto ad aprire Ca del Bue perché glielo impone la Regione. Con il dovuto rispetto, questa é l’etica del “noi abbiamo solo eseguito gli ordini”. Non é l’etica di un paese democratico.
Non solo cio’ é moralmente riprovevole, é anche falso.
Nessuna legge regionale, e quindi nessun giudice puo’ imporre ad un Comune cosa fare. La scelta di ri-aprire o no Ca del Bue é una scelta politica che spetta per primo a chi ospita sul suo territorio l’inceneritore, cioé al Comune (principio di sussidiarietà noto anche a Verona come principio del “paroni a casa nostra”).

In conclusione, crediamo, come cittadini di Verona, di avere ottime ragione per chiedere speigazioni a chi di dovere: al sindaco, all’AGSM, alla Regione. Siete assolutamente sicuri che l’inceneritore non causi danni alla salute? Se si, quali studi potete citare? Che prove avete?

Crediamo, in coscienza e in scienza di quanto sopra, che il Comune non abbia le prove che domandiamo. Tuttavia, non pensiamo che i nostri concittadini stiano agendo in male fede. Vale a dire, che sappiano quanto l’impianto di Ca’ del Bue sia tossico e, nonostante questo, lo riaprano ugualmente.
Pensiamo che, più semplicemente (ma anche questo pensiero ci mette addosso brividi di paura),
non si rendano conto del rischio che fate correre alla vostra città. Un rischio mortale che viene preso alla leggera. Bruciare e far soldi.

Il messaggio finale é questo:
Ritornate sulla vostra decisione. Date prova di virtù smantellando il vecchio impianto di Ca del Bue. Cercate vie alternative o pratiche più virtuose e moderne, che esistono! e si addicono ad una città civile, nella quale vogliamo ancora vivere.

Eugenio Mantovani da Verona.

__________________________________________

LETTERA del 28 novembre 2009 del Prof. Sergio Mantovani:

Vi allego l’odg che ho depositato nella V circoscrizione in cui sono consigliere. Su indicazione del giovane Gastaldo di S. Giovanni Lupatoto propongo che si faccia un’iniziativa simile anche nei comuni che saranno esposti alle emissioni di Cà del Bue. I Sindaci, con le rispettive maggioranze, sono i primi responsabili della salute dei loro concittadini. Essi devono informarsi e fare prevenzione nei casi di annunciati pericoli sanitari sui rispettivi territori. In ogni caso bisogna metterli di fronte alle loro responsabilità anche aiutandoli con la proposta di esami scientifici sul territorio anteriori e posteriori al deprecabile avvio dell’inceneritore. Mi pregio di riportarvi qui di seguito la lettera accorata di mio figlio Eugenio che lavora presso un’università di Bruxelles. La invia ai suoi amici e contiene preziosissime, scientifiche, rare indicazioni circa la letteratura scientifica mondiale relativa ai pericoli derivanti dagli inceneritori.


Hanno deciso di riaprire il vecchio inceneritore di Verona, situato a Ca’ del Bue, presso San Michele Extra. Brucerà, come minimo, 500 tonnellate di rifiuti al giorno. E questo per un periodo lungo, come minimo, 25 anni. Non solo rifiuti della provincia di Verona, ma anche di Vicenza e forse anche di Rovigo.

Eppure la ricerca scientifica afferma che sprigionerà nell’area fumi velenosi! E’ dimostrato che incenerire rifiuti mette in pericolo la salute dei cittadini AUMENTANDO il rischio di TUMORI.


Chi lo dice? Lo dicono in tutti i paesi industrializzati.

L’INGHILTERRA: British Society for Ecological Medicine: The Health Effects of Waste Incinerators < http://www.ecomed.org.uk/content/IncineratorReport_v2.pdf>

La FRANCIA: Institut de Veille Sanitaire, Étude d’imprégnation par les dioxines des populations vivant à proximité d’usines d’incinération d’ordures ménagères
< http://www.invs.sante.fr/publications/2006/etude_impregnation_dioxine/index.html>

Il GIAPPONE: University School of Medicine, Osaka, Relationship between distance of schools from the nearest municipal waste incineration plant and child health in Japan
<
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16331434> ...e molti altri.

Allora, perché lo si rimette in funzione ? Perché non si parla dei danni che può provocare? In Veneto, ma anche altrove, esistono e sono già operativi altri modi non inquinanti di smaltire i rifiuti. Parliamone.

I comitati di cittadini di Verona e dei paesi vicini si oppongono fermamente alla riapertura dell’inceneritore di Verona. Chiedono al Comune di recedere dal suo proposito e di prendere in considerazione valide alternative. Non si aumenti il rischio di tumori !

Per questo, manifestiamo di fronte al Comune di Verona.

Se ti interessa informarti, sapere quali rischi correte tu e i tuoi cari e soprattutto fare qualcosa di tangibile per difenderli,
vieni a VERONA in piazza Brà sabato 28 Novembre 2009.

Prof. Sergio Mantovani.


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